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Estratto del testamento del fu Don Carlo Rosa
Non
sono molti gli abitanti della zona che sanno che a
Caprino è ospitata la Biblioteca Mandamentale,
una pregevole raccolta di circa 6.000 volumi,
lasciati in gran parte in eredità ai Comuni
della Valle S.Martino dal Sacerdote Carlo Rosa
di Carenno fin dal lontano 1810. Il Sacerdote Carlo
Rosa, originario di Carenno, era vissuto a Milano
che allora era uno dei centri più vitali dell’illuminismo
in Italia e aveva assorbito lo spirito e l’amore
al sapere che contraddistinguono quell’epoca
in cui nascono le prime enciclopedie e le grandi raccolte
di libri. Come rileviamo dal suo testamento,
Egli aveva messo insieme quella “Libreria”
(circa 4.000 volumi) “con spesa rilevante”
e desiderava che tale patrimonio fosse lasciato ai
comuni di questa piccola valle “preferendo
– così scrive Lui stesso – l’utile
pubblico al privato”.
Stabilì anche che la Biblioteca dovesse
essere riposta a Caprino, centro storico della valle
ed allora fiorente sia dal punto di vista economico
che culturale. “Comune celebre – dice
ancora Rosa – fra le altre anche per quei soggetti
scienziati che prodotti ha sempre anche nei tempi
passati”. Lasciò anche un legato di Lire
6.000 milanesi per il trasporto e la collocazione
dei libri; grazie a ciò la biblioteca godette
per oltre un secolo di autonomia economica che
permise anche di incrementare la raccolta con l’acquisto
di classici della letteratura latina e
italiana.
I
volumi, trasferiti il 15 novembre 1814, furono collocati
in una “stanza grande”, messa a disposizione
dal signor Carlo Rota-Rossi dove rimasero fino
all’inizio dell’estate del 1816, come
risulta da un ordine di pagamento del 27 novembre
1819. In data 28 maggio 1818 fu convocata l’assemblea
dei sindaci del mandamento che provvide alla
nomina di una commissione di tre membri incaricati
alla gestione della biblioteca ed alla stesura
del regolamento con discussione dei vari articoli.
Nel frattempo furono approntati ambienti, scaffali
e arredi come risulta da una minuziosa documentazione.
I lavori furono ultimati verso il 1822 e da
allora la biblioteca iniziò a funzionare regolarmente
con nomina di bibliotecari e acquisto di nuovi volumi
ed apertura di 2 ore al giovedì giorno
di mercato a Caprino. Grazie ad una commissione di
tre membri eletti dai Comuni, il primo eletto
con funzione di presidente, la biblioteca ha funzionato
ininterrottamente per un secolo, naturalmente
con periodi di slancio e rilassamento. Mentre per
i primi cinquant’anni la documentazione è
ricca e particolareggiata, negli ultimi decenni
dell’800 e nei primi del ‘900 si fa più
scarsa, segno che il funzionamento era meno
regolare. Una lettera del Comune di Calolzio e di
altri Comuni limitrofi del 17.1.1888, come pure
una mozione del consigliere Gerosa al Consiglio Comunale
di Caprino del 4 luglio 1891, lamentavano il
cattivo funzionameno della biblioteca e ne auspicavano
il rilancio. E’ molto interessante in proposito
una lettera firmata Francesco Quarenghi del 14 giugno
1891 dove si trovano testuali parole : “Fino
al 1877 tutto funzionò regolarmente,
ma da quell’epoca in poi il bibliotecario ne
ha lasciato irrugginire le chiavi e, quello
che è più saliente, il capitale di manutenzione
sembra diventato un’araba fenice e i relativi
interessi sfumarono”. Conclude lo scrivente
rivolgendosi ai sindaci : “Non sembra alle loro
signorie che sia proprio il caso di darcene
una pensione?”. Comunque la commissione dei
sindaci convocata per il 17.3.1892 provvide al rinnovo
della commissione. Come si è detto, la biblioteca
fu dotata dal lascito Rosa anche di un discreto fondo
economico, investito in titoli o prestato a
privati con una rendita che consentiva, grazie agli
interessi, autonomia amministrativa per acquisto
volumi, paga bibliotecario, spese riscaldamento ecc.
e persino un’assicurazione contro gli
incendi. Esistono in archivio vari resoconti triennali,
presentati dal presidente della commissione
uscente a quella subentrante. Il capitale ad un certo
punto era molto elevato per cui la commissione,
sotto la presidenza del dott. Pietro Bognini, il 7.1.1905
decise di ripartire L. 500 tra i Comuni del Mandamento,
in proporzione alla popolazione, per borse di studio
agli alunni meritevoli che frequentavano la classe
terza. Nel 1908, con la nomina a presidente del sacerdote
Alemanni dott. Ermanno, la biblioteca ebbe una
svolta trasformandosi in biblioteca popolare circolante
con qcquisto di volumi di tipo diverso (romanzi, letture,
viaggi, resoconti, bozzetti) che venivano prestati
a domicilio. In tal modo, secondo il giudizio della
successiva commissione, veniva stravolto il
carattere della biblioteca, destinata a studiosi,
ed ancora una volta si parlò di trasferire
il fondo Rosa al collegio di Celana. Infatti già
nel 1888 il Rettore del Collegio Mons. Benedetti
ne aveva fatto richiesta, ottenendo però dai
sindaci un diniego quasi unanime(12 contrari –
1 favorevole). La nuova commissione di cui abbiamo
un’accurata relazione di consegna del 15.12.1914
ha cercato di riportare la biblioteca alla sua
originaria caratteristica, continuando però
anche la distribuzione dei libri di tipo popolare
, ormai acquistati, e disciplinando il prestito con
regolari registri da cui risulta che nel periodo
1912/14 sono stati prestati a domicilio oltre1500
volumi. Il prestito è continuato ininterrotto
fino al 1917, saltuario in seguito, ma il numero
degli utenti è man mano diminuito fino a cessare.
La bella relazione del signor Zanchi, piena
di proposte per il rilancio della biblioteca, è
stata il canto del cigno. Infatti da allora è
iniziata la decadenza. Risulta da una relazione
della Regia Soprintendenza alle Biblioteche della
Lombardia, inviata al Ministero dell’Educazione
Nazionale del 19.11.1935, che la biblioteca mandamentale
“dal 1917 restò effettivamente
quasi abbandonata . Tuttavia gli studiosi potevano
consultare i libri in seguito a richieste al Municipio,
presso il quale è custodita la chiave”.
Non sono valse a vitalizzarla nè la nomina
della commissione da parte dei podestà
del Mandamento, rispettivamente per i trienni 32/34,
35/37, 38/40, nè la visita in loco del soprintendente
regionale Tommaso Gnoli il 17 novembre 1935, nè
la sollecitazione della Regia Prefettura di Bergamo
del 18.2.1936. Così è iniziato il periodo
di abbandono e degrado di ambiente e volumi. Nonostante
questa situazione l’Amministrazione di
Caprino l’ha custodita con geloso riguardo e
non ha accolto altre proposte, come quella del
Mons. Chiodi, di trasferirla alla biblioteca A.Maj
di Bergamo o al Monastero di Pontida, come era
stato proposto da altri, e così è giunta,
sostanzialmente intatta, fino a noi.
Il
fondo della biblioteca mandamentale è formato
da circa 6000 volumi di cui circa 4000 provenienti
dal lascito del sacerdote Carlo Rosa, gli altri
acquistati dalle varie commissioni nel secolo di funzionamento.
Si tratta per la maggior parte di opere del
1600 e specialmente del 1700 che costituiscono la
parte più pregevole e più sistematica
della raccolta. Non mancano alcune cinquecentine (150
circa) e due incunaboli incompleti. Vi sono poi
opere e raccolte significative dell’800 ed alcuni
volumetti di scarso pregio del ‘900. La raccolta,
come precisa lo stesso donatore nel suo testamento,
è di vario genere: “Consiste principalmente
detta libreria in Bibliografie, libri Biblici,
in Storia Sacra, profana; storie diverse generali
e particolari, arti, scienze, letteratura, anzi
anche manoscritti con raccolte per la storia di Milano
divise nelle diverse parti, storia della Valle S.
Martino , del fiume Adda e Villaggi, raccolte
di memorie di secoli arretrati...” “Ad
un attento esame risulta che la biblioteca è
composta prevalentemente di opere di carattere religioso:
questa sezione non si esaurisce nella letteratura
devozionale, ma include gran numero di opere di patristica
(tra cui edizioni antiche di S.Agostino, S.Girolamo,
S.Tommao ecc.) di bullari, di vite dei santi, di notevole
rilevanza. Inoltre accanto a queste opere religiose
c’è un importante insieme di opere storiche
tra cui le più notevoli del Muratori e soprattutto
di opere di storia locale, con particolare riferimento
alla Lombardia. Vi sono inoltre opere meno importanti
di vario genere”. Così si esprimeva
un esperto, il dottor Carlo Vigevani di Milano(5.5.1975)
dopo aver fatto un sopralluogo su invito dell’allora
sindaco G.Beretta.
A completamento va però aggiunto che
la biblioteca comprende anche pregevoli raccolte di
classici italiani e latini, nonchè enciclopedie.
Basta quì ricordare l’editio veneta del
1791-97 dell’Enciclopedia francese. Notiamo
quì appresso alcune delle opere più
interessanti divise per generi:
a) Storia ecclesiastica – teologia:
Bolland: Acta Sanctorum ed. 1733/61 vol-. 41
Magnum Bullarium Romanum: ed. 1727/53 vol. 18
Baronio: Annales ecclesiastici ed. 1737/46 vol.
19 + 3
Labeus: Sacrosancta Concilia ed. 1728/33 vol.
21 + 2
Catalano: Sacrosancta Concilia Oecumenica ed.
1736/49 vol. 4
Bossuet: Ouvres ed. 1736/57 vol.10
Mansi: Annales ecclesiastici ed. 1747/56 vol.
15
Ripamonti: Historia ecclesiae Mediolanensis
ed. 1617/28 vol. 4
b)
Storia nazionale:
Muratori: Rerum italicarum scriptores ed. 1723/51
vol. 25
Muratori: Antiquitates Italicae Medii Aevi ed.
1738/42 vol.4
Muratori: Novus thesaurus veterum inscriptionum
ed. 1739/42 vol.4
Muratori: Annali d’Italia ed. 1758 vol.
18
Mansi: Dictionarium historicum antiquum ed.
1766 vol. 2
Cantù: Storia Universale ed. 1838 vol.
14(dello stesso autore esistono oltre 10 opere)
c)
Storia locale
Calco: Historiae patriae seu Mediolani historia
ed. 1627 vol. 20
Ripamonti: Historiarum patriae libri X ed. 1641
vol. 3
Corio: Storia di Milano ed. 1533
Castiglioni: Antiquitates mediolanenses ed.
1675
Lattuada: Descrizione di Milano ed. 1737 vol.
5 + 1
Morigia: Historia dell’antichità
di Milano ed. 1592
Giovio: La vita de i dodici Visconti ed. 1645
Verri: Storia di Milano ed. 1783/88 vol.2
Giulini: Memorie ... ed. 1760 vol. 12
Lupo: Codex diplomaticus ecclesiae Bergomatis
ed. 1789 vol. 2
Raccolta degli avvisi, editti della Repubblica
di Bergamo – V° anno repubblicano
Sutio: Statuta Municipalia Valli S. Martini
1756
d)
Enciclopedie ed altre opere classiche:
Diderot: Enciclopedie – editio veneta
ed. 1791/97 vol. 188
Passeri: Picturae Etruscorum in vasculis ed.
1767 vol. 3
Argelati: De monetis Italiae ed. 1750 vol. 6
Teatro italiano antico: ed.1808/12 vol. 10
Zeno: Giornale dei letterati ed. 1710/40 vol.
40
Vitale: Theatrum triumphale Mediolani ed.1644
Argelati: Biblioteca scriptorum mediolanensium
ed. 1745 vol. 4
Forcellini: Totius latinitatis lexiconn ed.
1827/31 vol. 4
Du Change: Glossarium mediae et infimae latititatis
ed. 1737/40 vol. 6
Classici italiani: ed. 1804/14 vol. 245
Classici latini(Pomba) vol. 107.
Le
opere sopra ricordate sono citate soltanto a modo
di esempio. Non si vuole esprimere un giudizio di
valore che spetta a persone più competenti,
ma ci si prefigge lo scopo di far conoscere questo
patrimonio locale e invogliare le persone interessate
a conoscerlo ed a farne tesoro. Lo stato di conservazione
dei volumi può dirsi medio; infatti alcune
opere, in genere le più importanti, sono in
discrete condizioni; talune invece hanno subìto
gravi danni per l’umidità e l’incuria
ed abbisognano di restauro o almeno di rilegatura
appropriata.
Sarebbe ridicola presunzione esprimere un giudizio
sul valore economico della raccolta, come taluno ha
fatto. Certamente non è da sottovalutare,
ma neppure da sopravvalutare, come qualcuno crede.
E’ una raccolta interessante come biblioteca
di consultazione riguardante specialmente una certa
epoca e certi settori; alcune opere sono anche
molto pregevoli dal punto di vista editoriale e di
antiquariato. Ma più che un valore finanziario
la Biblioteca Mandamentale ha un valore civile e socialein
quanto è una delle poche testimonianze di
vita associata della Valle S. Martino.
La
Biblioteca Mandamentale non è mai stata completamente
dimenticata e l’idea di rimetterla in efficenza
è stata ripresa più volte. Già
il sindaco Avv. Angelo Stefini indisse una riunione
dei sindaci il 18.11.1951 per cercare di risolvere
l’annosa questione della sistemazione della
Biblioteca di cui però non resta che la copia
della lettera di convocazione ed un appunto
con i nomi dei pochi convenuti. Non sembra però
che l’iniziativa abbia avuto successo.
In tempi più recenti volle affrontare la questione,
deciso a risolverla in un modo o nell’altro,
il sindaco Gian Franco Beretta. Esiste un abbondante
carteggio dal 1971 al 1975 con cui egli cercò
di coinvolgere in tale sforzo i sindaci dei
paesi destinatari. Questi però non si mostrarono
entusiasti all’idea di affrontare spese
per riattivarla; qualcuno propose di cederla al monastero
di Pontida o ad altro ente in gradi di valorizzarla,
qualche altro addirittura di venderla. A tale scopo
fu incaricato il sindaco di Caprino di affidare il
compito ad esperti perchè esprimessero
un parere sull’interesse della raccolta e sul
suo valore pecuniario. Si ebbero così
le valutazioni del dott. E. Vigevani (5.5.1975) e
del Sig. P. Nava (1.9.1975). Per fortuna però
l’iniziativa non ha avuto seguito, grazie
anche alla particolare posizione giuridica del lascito.
L’iniziativa del recupero è stata
ripresa dieci anni fa, quando lo scrivente, Assessore
all’istruzione e alla cultura, ha cercato di
attirare l’attenzione su quel notevole
patrimonio culturale che continuava il suo inesorabile
degrado, ottenendo il consenso e la collaborazione
dell’intera amministrazione. Su proposta dello
stesso fu inoltrata richiesta di contributo
alla Regione Lombardia, ai sensi della legge 43/80,
per un progetto di restauro degli ambienti.
Questa, purtroppo, non fu accolta perchè furono
privilegiati i progetti delle biblioteche centro-
sistema; tuttavia si riuscì ugualmente
ad attirare l’attenzione sul patrimonio ed a
coinvolgere le autorità locali, provinciali
e regionali.
a) L’Amministrazione Comunale di Caprino,
senza perdersi in pastoie burocratiche, ha effettuato
l’intervento pi impegnativo, risanando
e ampliando gli ambienti della Biblioteca, nel quadro
della ristrutturazione del palazzo municipale.
Allora si dovettero trasferire i libri e smontare
gli scaffali. In questa fase si è avuta la
collaborazione della Comunità Montana
Valle S. Martino che mise a disposizione per qualche
mese dei giovani in attesa di prima occupazione,
per prelevare i volumi, rinchiuderli in appositi scatoloni,
enumerati e sigillati, e trasferirli in magazzini
dove sono rimasti per anni. Chi ha visto rimuovere
gli antichi volumi, smantellare gli scaffali,
trasferire i vecchi arredi ha provato una forte stretta
al cuore e si è chiesto con angoscia quando
sarebbe stato possibile rimettere insieme quel
patrimonio e ridarlo al pubblico.
b) Ristrutturati con gusto gli ambienti, si
doveva pensare agli scaffali e agli arredi. A questo
punto si ritenne opportuno convocare i sindaci
del Mandamento per mostrare gli ambienti ristrutturati
e coinvolgerli in altre iniziative. (15-4-1983).
L’assessore all’istruzione presentò
una dettagliata relazione sulla Biblioteca Mandamentale,
sul punto dei lavori e sulle varie iniziative in atto.
Sottopose poi i tre progetti per la scelta degli
scaffali: restauro di quelli vecchi, costruzione di
nuovi scaffali lignei, acquisto di scaffali metallici.
Fu adottato il primo progetto, sia perchè
piu’ consono al tipo di biblioteca, sia perchè
meno costoso degli altri. In tale occasione,
su proposta del sindaco Gian Pietro Baio, lo scrivente
ebbe l’investitura ufficiale a direttore responsabile.
Si è provveduto immediatamente al recupero
di quanto restava dei vecchi scaffali e dei pregevoli
arredi che sono stati restaurati a regola d’arte
dall’artigiano G. Mazzoleni di Brivio. In data
24-3-1984 si potevano presentare gli scaffali
ed arredi, già restaurati e montati, ai sindaci
convocati per il riparto delle spese che fu
effettuato in proporzione alla popolazione dei Comuni
Interessati. Alcuni si sono dimostrati sensibili ed
hanno versato la quota spettante, altri invece
non hanno risposto all’appello. Da quel momento
si è preferito rivolgersi ad enti sovraccomunali
in modo da evitare richieste di contributo ai Comuni,
sempre in difficoltà economiche. Non
hanno mancato di rispondere alle richieste le amministrazioni
provinciale e regionale: dalla Provincia si
è ottenuto un contributo di sei milioni per
i primi interventi; dalla Regione si sono avuti regolari
finanziamenti per schedatura e restauro dei
volumi. In Regione vi è una persona che segue
con premura il nostro lavoro e ci aiuta a risolvere
i problemi: è la dottoressa Vanna Salvadori
che ha visto in passato la biblioteca e ne ha
preso a cuore il recupero.
c) Il problema piu’ difficile è
stato quello di trovare persone preparate per la catalogazione
e la schedatura che esigono competenze e strumenti
adeguati. Dopo vari tentativi finalmente siamo riusciti
a convincere il Dott. Bassanelli del Centro
Biblioteconomico di Bergamo che si avvale della collaborazione
del Dott. Gamba e della Dott.ssa Paganoni, tutti
catalogatori in possesso del diploma regionale. Sono
certamente le persone piu’ competenti
nel settore che hanno accettato di collaborare perchè
si sono rese conto del notevole valore culturale
e civile di questa biblioteca.
d) Il restauro dei volumi è affidato
alla ditta C.Valli di Calcinate che riesce a fare
“rinascere” i volumi piu’ rovinati
e di maggior pregio. Tale opera è costosissima;
in questi anni siamo riusciti a far restaurare una
quindicina di volumi con una spesa di oltre
12 milioni. Il costo è molto alto, mentre i
finanziamenti regionali sono limitati; negli
ultimi tre anni non si è ottenuto nulla. Fortunatamente
la Comunità Montana Valle Imagna, sensibile
all’iniziativa, ha assegnato un contributo di
sette milioni, destinato alla rilegatura delle opere
di maggiore interesse, dichiarandosi altresì
disponibile per un piano pluriennale di recupero.
I lavori, impostati in modo sistematico, continuano
ormai da anni con un ritmo un po’ lento per
noi che vorremmo al piu’ presto vedere
l’opera completa. Finalmente ora, dopo dieci
anni, la Biblioteca Mandamentale sarà riaperta
al pubblico non solo di Caprino e della Valle,
ma all’intera comunità degli studiosi,
secondo il desiderio del Sacerdote Rosa.
- Estratto
del testamento del fu Don Carlo Rosa di Carenno
del 12 gennaio 1810.
Rogato
dal notaio dott. Vincenzo Valsecchi di Milano riguardante
il lascito della Biblioteca all’ex Valle San
Martino.... inoltre ordino, e dispongo, che
quando dai rappresentanti il popolo della Valle San
Martino si accetti la libreria, che tengo nella
mia casa di abitazione in Lorentino ed in Milano,
come vengo a disporre in seguito, il detto mio
nipote sacerdote Angelo Locatelli debba pagare, e
sborsare per una volta tanto la somma di lire
6.000 di Milano, per supplire alle spese occorrenti,
per trasportare, disporre, ed ordinare la detta libreria,
ciò pure sotto speciale obbligo ed ipoteca
della suddetta casa in Milano, nella quale l’ho
instituita erede come sopra.
.......
del decorso della mia vita ho potuto unire con
spesa rilevante la libreria che ora trovasi nella
mia casa d’abitazione nel suddetto comune
di Lorentino in Corpo, trovandosene qualche stralcio
di alcuni libri, e raccolte anche nella mia
casa d’abitazione in Milano consiste specialmente
la detta libreria in Bibliografie, generali
e particolari, arti, scienze, letteratura vari anche
manoscritti con raccolte per la storia Milanese divisa
nelle diverse parti storie della Valle San Martino
e del fiume Adda, e villaggi, raccolte di memorie
dei suoli arretrati ed opere del fu mio zio
Oblato Carlo Rosa. Preferendo l’utile pubblico
al privato, e riflettendo che la detta mia libreria
può servire ed essere in seguito anche aumentata
alla pubblica istruzione, ho lasciato e lascio la
medesima mia libreria al popolo del Distretto della
Sonna, dipartimento del Serio. Per la maggior comune
comodità voglio, che venga trasportata,
e riposta nel comune di Caprino, Comune celebre fra
le altre anche per quei soggetti scienziati,
che prodotti ha sempre anche nei tempi passati ritenuto
il legato da me come sopra disposto a carico
del suddetto mio nipote signor Angelo Locatelli di
L. 6.000 di Milano, per trasporto della libreria
e relative spese.
Nel caso, che non credo, in cui la presente
mia disposizione della detta libreria, o non venisse
accettata, o ne venisse impedita l’accettazione,
e non ne seguisse il trasporto come sopra, nel termine
di un anno dopo la mia morte, in tal caso lascio
la medesima mia libreria a disposizione dei sullodati
tre miei nipoti, rispettivi eredi Anselmo e
Benedetto Arigoni, ed Angelo Locatelli purchè
nessuno di essi si sia opposto a quanto ho di sopra
ordinato, mentre in caso di qualsivoglia opposizione
dispongo, che la detta libreria sia venduta dai miei
esecutori, ed il ricavo si dia ai poveri delle
parrocchie del Distretto Sonna per due terzi, e per
l’altro terzo all’Ospedale di Bergamo,
restando liberato il detto mio nipote sig. Angelo
Locatelli del legato, ed obbligo delle suddette
L. 6.000.
Visto concorda colla copia autentica esistente
nella Comune di Calolzio.
Il
Sindaco di Caprino (F.to avv. G. Molteni)
Gli Assessori (F.to Sozzi Francesco , F.to Sozzi
Luigi)
Il presidente della Commissione (F.to Vimercati
Sozzi Francesco)
I membri (F.to Quarenghi Pietro, F.to Sozzi
dott. Pietro)
concorda col vero originale.
Caprino Bergamasco, 12 febbraio 1893
IL
SINDACO (F.to G. Benedetti)
BIBLIOTECA
MANDAMENTALE DI CAPRINO BERGAMASCO
A cura di: Prof. Rino Francia
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